Sito web aziendale e gli errori piu’ comuni.

webdesign 10 errori delle aziende

 

Quali sono gli errori da evitare quando si realizza un sito web aziendale o quando si fornisce a una web agency materiale e istruzioni per realizzarlo?

In tutti questi anni di web design ho avuto a che fare con i progetti internet dei piu’ diversi settori  professionali e credo di poter evidenziare alcuni degli errori piu’ diffusi commessi sia dal committente che dalla web agency. Per « errori » mi riferisco a vizi di comunicazione, concettuali e tecnici, che influiscono negativamente sia sull’immagine aziendale che sul numero di visite al sito, quindi sulla diffusione del messaggio commerciale.

  1. Fasare il proprio sito sulla concorrenza.
    Il mio concorrente ha investito cifre importanti per realizzare il proprio sito? Mi devo chiedere se il mio budget e’ lo stesso e se la risposta e’ negativa evitare di scimmiottare qualcosa che non potro’ mai fare allo stesso modo. Piu’ efficace in questo caso e’ scegliere una via alternativa totalmente diversa. Ascoltare la web agency e i suoi consigli dati dall’esperienza giovera’ al progetto.
  2. Non avere un obiettivo di comunicazione.
    Avere un sito solo perche’ bisogna averlo e’ (per carita’) cosa legittima, tuttavia e’ importante porsi degli obiettivi precisi in merito a cosa intendiamo promuovere e al tipo di immagine che vogliamo dare ai nostri visitatori. In questo caso l’improvvisazione o l’emulazione sono pessime consigliere.
  3. Sottovalutare gli utenti che usano palmari e tablet.
    I siti cambiano e anche il modo di usarli. Piu’ della meta’ delle visite a un sito arrivano da un cellulare o da un tablet. Un sito che risulta splendido visto su un pc 27 pollici deve essere altrettanto efficace sui 4,7 pollici di un iPhone.
  4. Proporre aria fritta.
    La formula: « societa’ leader del settore » ha fatto il suo tempo e nel tentativo di essere leader (o almeno, di dichiararlo) le aziende rischiano di sembrare tutte uguali. Un approccio onesto e’ in generale piu’ apprezzato: Questo e’ quello che facciamo. Ti spieghiamo perche’ siamo bravi, ma soprattutto te lo dimostriamo con i fatti.
  5. Sottovalutare i social network.
    Amati ed odiati, i social network come Facebook, Twitter e Instagram, hanno parecchio da dare alle aziende in termini di engagement. Importante e’ usarli nel modo migliore, il che non significa usarli esclusivamente per inviare proposte commerciali, ma piuttosto per fornire contenuti interessanti che siano condivisibili e replicabili. Anche perche’ a nessuno verrebbe in mente di condividere su Facebook una offerta di materassi super scontati..
  6. Dimenticarsi di avere un sito.
    Una volta finito il sito, a volte, le aziende se ne dimenticano. In questi anni ho usato l’espressione « cattedrale nel deserto » cosi’ tante volte che non riesco piu’ a farlo (questa e’ l’ultima, prometto) ma in effetti rende l’idea di cio’ che molte volte sembrano alcuni siti aziendali. Pagine obsolete, prodotti e servizi non piu’ disponibili che ancora fanno bella mostra di se’ nella sezione « Services ». Ma anche email di contatto e numeri di telefono che non hanno piu’ nessuno che risponde. Le Aziende spesso non definiscono un budget per gli aggiornamenti del proprio sito, oppure non formano nessuno dei propri collaboratori rendendolo in gradi di farlo in autonomia.
  7. Non disporre di materiale fotografico e video originale e di qualita’
    Realizzare un sito aziendale e non avere immagini e video professionali e’ un limite insormontabile. Se per promuovere la tua azienda stai usando foto prese dalla rete o, peggio, dalla concorrenza, c’e’ qualcosa che stai sottovalutando. Consiglio di mettere nel budget la realizzazione di un servizio fotografico o di un video aziendale ben realizzato.
  8. Testi scadenti.
    Succede piu’ spesso di quanto si creda. Aziende dai fatturati importanti, societa’ di successo,  quando devono produrre testi descrittivi della propria attivita’, raccontare case history, descriversi in modo creativo e interessante (spesso) sono vittima della sindrome da pagina bianca. Puo’ succedere che dicano alla web agency: « faccia lei, tanto cosa facciamo lo ha capito » salvo poi passare i giorni successivi a correggere e ricorreggere il canovaccio che e’ stato creato sulla base di un volantino e di un caffe’ preso in ufficio. Il lavoro del redattore pubblicitario o copywriter deve essere coadiuvato da informazioni precise e da materiale aggiornato, altrimenti diventa tutto piu’ complicato.
  9. Non avere o non usare la sezione News/Blog del proprio sito.
    Quello che rende un sito aziendale vivo sono gli aggiornamenti e le news che vengono pubblicate. Google tornera’ a visitarvi spesso e il ranking migliorera’ poco a poco, il blog produce engagement, commenti e visite. Quando si pubblicano articoli coerenti col proprio business e interessanti per i nostri lettori, allora saremo in grado di generare un circolo virtuoso che portera’ beneficio.
  10. (ultimo e piu’ importante) Commissionare il sito in base al proprio gusto personale e alla propria esperienza informatica.
    Mi spiego: il committente spesso e’ una eccellente persona di business, ma non ha conoscenza specifica in tema internet e comunicazione. A volte succede che tutto il progetto web venga centrato sul gusto personale del « grande capo ». Per la web agency e’ spesso difficile riuscire ad andare contro il volere della proprietà e questo può produrre siti mostruosi.
    Anche in questo caso ascoltare la web agency e i suoi consigli dati dall’esperienza giovera’ senza dubbio al progetto.

 

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Riccardo Pizzi

Riccardo Pizzi

founder chez Web Studio 06
Webmaster depuis 1996, il a partecipé la naissance et au développement du Web grâce à son expérience professionnelle dans ce secteur. En 1997, il a fondé l'une des premières agences Web européennes et une société qui est devenue le seul représentant de l'une des premières agences Web américaines ayant débarqué sur le marché européen.
Riccardo Pizzi

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